Strategia di sostenibilità
Torna indietro

Strategia di sostenibilità: i 7 KPI che le aziende sottovalutano

Strategia di sostenibilità

Una strategia di sostenibilità può configurarsi come una vera e propria roadmap di sviluppo aziendale: un percorso binario capace non solo di diminuire l’impatto ambientale del business ma, soprattutto, di aumentare il valore dell’impresa.

Questo a patto che si riesca da una parte a individuare quali obiettivi delle dimensioni ESG (Environmental, Social, Governance) sono significativi per l’azienda, intesa come entità economica, e dall’altra a misurare in che modo l’organizzazione impatta sul territorio in cui opera e sulle comunità con cui interagisce.

È del resto l’impostazione con cui si evolvono i modelli normativi internazionali, che nei framework deputati a dettare le buone pratiche necessarie ad abbracciare questo tema in senso allargato evidenziano una strada netta da percorrere: quella imperniata sul concetto di doppia materialità.

Doppia materialità e strategia di sostenibilità: il “problema” delle PMI

Formalmente definita e introdotta dalla Commissione europea nel quadro degli sforzi tesi a promuovere la finanza sostenibile e la trasparenza dei bilanci, la doppia materialità è un principio secondo cui le aziende devono rendicontare non solo, su come i fattori ESG influenzano le loro operazioni e performance finanziarie, ma anche sull’impatto che le loro attività hanno sull’ambiente e sulla società. Questo concetto ha cominciato ad assumere importanza con l’aggiornamento della Direttiva sulla Relazione Non Finanziaria (Nfrd), la normativa che disciplina la divulgazione di informazioni non finanziarie da parte delle grandi imprese. A differenza degli schemi normativi precedenti, che puntavano a evidenziare obiettivi significativi per l’azienda senza richiedere una misurazione dell’impronta ambientale, lo scopo è quello di fornire dati più completi e trasparenti ai diversi portatori di interesse, tra cui investitori, consumatori, decisori politici e, più in generale, nei confronti della società civile, in modo che i vari stakeholder possano valutare in modo più accurato la strategia di sostenibilità e l’impatto del business a lungo termine.

Parliamo in ogni caso di un modello molto sofisticato, soprattutto se si adotta la prospettiva delle PMI italiane. Non a caso l’obbligo normativo vige in effetti solo per le imprese più strutturate. Ciò però non elimina la sfida: il sistema complessivo del tessuto imprenditoriale tenderà a chiedere con sempre più insistenza, anche alle piccole imprese, di affrontare questi temi e allinearsi agli standard. Nell’ottica di massimizzare le proprie performance sul piano ESG, le aziende di classe enterprise coinvolgeranno l’intera supply chain, di fatto imponendo a tutti i membri dell’ecosistema di partecipare alla costruzione di un bilancio coerente con la strategia di sostenibilità.

Per le PMI potrebbe dunque risultare difficile implementare una struttura interna che curi gli aspetti ESG in modo dedicato e continuativo. Una via d’uscita, però, c’è e sta nella volontà di intraprendere un percorso di rinnovamento complessivo del business, sulla base di specifici KPI e, ovviamente, di strumenti gestionali in grado non solo di monitorarli, ma di fornire anche insight utili a incrementarne l’efficacia.

I 7 KPI da non sottovalutare per migliorare la strategia di sostenibilità: focus sulla Governance

    Ma quali sono i parametri e i KPI che le aziende – grandi e piccole – dovranno utilizzare per misurare i progressi fatti nelle tre dimensioni ESG? Tendenzialmente, le aziende di servizi pongono maggiore enfasi sui KPI relativi alla componente “Social” mettendo in risalto soprattutto gli indicatori che riflettono l’investimento in formazione e piani di carriera delle proprie risorse umane. Le aziende industriali invece puntano più sui KPI “Environmental”, per mostrare la propria capacità di ridurre l’impatto delle operazioni sull’ambiente.

    Troppo spesso, però, vengono sottovalutati i KPI legati alla “Governance”. Gli indicatori ambientali e sociali sono in effetti più immediati da impostare come prioritari e da tradurre in azioni pratiche, mentre quelli di Governance risultano qualificabili solo se prima gli amministratori hanno definito una precisa strategia di sostenibilità che passa innanzitutto dalle persone. Il che implica la creazione di programmi di formazione ad hoc, che aiutino l’organizzazione a formalizzare la cosiddetta sostenibilità inconscia, non solo identificando gli obiettivi da perseguire sulla base dell’agenda 2030 e i Sustainable Development Goals già raggiunti, ma anche nominando un ESG manager e uno staff dedicato.

    Entrando più nello specifico, sono sette i KPI sul piano della Governance – estesa anche agli ambiti di risk management e compliance – che le aziende non dovrebbero sottovalutare nell’ottica di migliorare la strategia di sostenibilità. Vediamole una ad una:

    1. Management, attraverso l’identificazione di una figura responsabile per i temi ESG in azienda;
    2. Risorse umane, con il monitoraggio delle iniziative a sostegno della genitorialità e di remunerazione in linea con i target ESG prefissati;
    3. Codice etico, prevedendo l’istituzione di procedure in materia di controllo qualità e anticorruzione;
    4. Sustainable Development Goals, allineando gli output di processo agli obiettivi di sviluppo sostenibili promossi dalle Nazioni Unite;
    5. Diversity & Inclusion, con metriche per il bilanciamento dei generi presenti in azienda;
    6. Mappatura dei rischi ESG, delineando in modo dinamico le aree a maggior rischio e implementando di conseguenza misure di contrasto alle minacce.

    Il ruolo dei software gestionali: assicurare concretezza

    Appare ovvio, quindi, che il compimento di una strategia di sostenibilità debba essere accompagnato da sistemi in grado di misurare gli effetti delle iniziative che vengono condotte, per tradurre gli obiettivi in azioni reali e misurabili: senza una valutazione oggettiva si rimane nel campo delle intenzioni.

    I KPI sono la sostanziazione in forma numerica, dei comportamenti che ogni azienda deve mettere in campo per tradurre gli SDG in realtà. È perciò indispensabile disporre di strumenti gestionali, analitici in grado di misurare in modo affidabile, non solo per sostenere il requisito di auditabilità, ma per avere la certezza di aver intrapreso azioni concrete ed efficaci.

    Ricevi la nostra newsletter

    Compila il form qui di seguito con i tuoi dati per rimanere sempre aggiornato sulle novità e gli eventi di Qintesi.

    Come realizzare un profitto sostenibile

    Approfondisci i trend e le linee guida per un’impresa sostenibile