Pianificazione integrata

Come i dati delle operation supportano la pianificazione integrata: il caso dell’industria manifatturiera

Pianificazione integrata

Superare la logica del planning tradizionale ed introdurre strumenti di pianificazione integrata è l’unica strada percorribile quando ci si trova ad affrontare scenari competitivi sempre più caratterizzati da prezzi volatili, catene di approvvigionamento frammentate e domanda in rapidissima evoluzione.

Cos’è e cosa permette di fare la pianificazione integrata

Ma che cos’è esattamente la pianificazione integrata e quali informazioni bisogna mettere a fattor comune per alimentare piattaforme che siano in grado di garantire il corretto funzionamento di questo approccio?

La pianificazione integrata può essere definita come l’insieme di processi e strumenti che riescono a conferire a un’organizzazione un’elevata velocità di reazione ai cambiamenti, interni ed esterni.

Il che significa (anche, ma non solo, come vedremo) riuscire a prevedere scorte strategiche laddove le catene di approvvigionamento sono a rischio, o saperle ridurre nel momento in cui si può contare su tempi di risposta rapidi a eventuali scossoni del mercato. Il tutto, naturalmente, deve poter avvenire garantendo sempre un equilibrio finanziario.

Sul piano operativo, quindi, puntare sulla pianificazione integrata implica un attento monitoraggio dei livelli di scorta e degli impegni, facendo leva sia su un Material Requirements Planning (MRP) in real time, sia su un’adeguata gestione delle priorità produttive nell’ottica di processare velocemente ciò che davvero viene richiesto dai clienti in termini di prodotti e servizi.

Pianificazione integrata, ecco dove raccogliere i dati da processare

Passare dalla teoria alla pratica vuol dire dare in pasto ai sistemi su cui si basano i processi decisionali dataset accurati, integri e costantemente aggiornati. I dati generati dalle operations, come sanno tutti gli addetti ai lavori, non mancano, ma si tratta di un vero e proprio oro nero da portare alla luce: i cosiddetti dark data – proprio come il petrolio, estratto grezzo e raffinato – vanno infatti raccolti nei giacimenti più ricchi, immagazzinati in strutture ben collegate tra loro e infine processati, così da poterli usare come carburante per l’innovazione di business.

La prima domanda da porsi, dunque, è: dove si trovano i dati da cui l’impresa può estrarre generare valore aggiunto e abilitare una vera pianificazione integrata e multilivello?

La risposta ovviamente varia da settore a settore, e da organizzazione a organizzazione. Ma calandoci in una delle realtà – quella manifatturiera – in cui la pianificazione integrata riesce  a sprigionare il maggior potenziale, possiamo identificare quattro tipologie di fonti.

Dalle macchine

Grazie alla digitalizzazione, ai macchinari connessi e alla capacità delle piattaforme Internet of Things, è innanzitutto possibile raccogliere dati in tempo reale direttamente dagli impianti produttivi, in particolare attraverso:

  • Sensori IoT, che riportano temperature e input puntuali su vibrazioni, velocità, pressione, tassi di errore.
  • Sistemi SCADA/PLC, in grado di fornire registri di funzionamento delle linee di produzione.
  • Dati di manutenzione, con log degli interventi, guasti, sostituzione componenti.

Dalla logistica e dalla supply chain

Impossibile poi non scandagliare i sistemi su cui si basano i processi che, con ogni probabilità, maggiormente beneficeranno di una pianificazione integrata:

  • WMS (Warehouse Management System), che evidenziano giacenze, tempi di prelievo (picking), locazioni di magazzino.
  • TMS (Transport Management System), ricchi di informazioni relative a rotte dei veicoli, tempi di consegna, consumi di carburante, localizzazione della flotta.
  • Registri dei fornitori, dove si trovano tempi di consegna, qualità delle forniture e costi delle operazioni.

Dalle interazioni con clienti e fornitori

I rapporti commerciali che il Front-Office intrattiene con i clienti e i fornitori sono essenziali nell’ottica di mettere a punto una strategia di planning che tenga effettivamente conto di tutte le variabili in gioco. Ecco perché è fondamentale costruire strumenti di pianificazione integrata che attingano anche ai dati provenienti da:

  • CRM (Customer Relationship Management), che non registra solo le transazioni e le vendite, ma anche le operazioni di servizio, grazie al log delle chiamate al customer service, che evidenziano tra le altre cose ticket, reclami, tempi di risoluzione e feedback dei clienti.
  • POS (Point of Sale), da cui possono essere estratte le informazioni contenute nelle ricevute e – in presenza di attività retail B2C – negli scontrini, con orari di acquisto e carrelli medi.

Dai sistemi Gestionali

Anche il Back-Office può contribuire in maniera significativa alla creazione di un patrimonio informativo di valore, in particolare grazie ai dati contenuti nelle piattaforme gestionali:

  • ERP (Enterprise Resource Planning), dove si trovano ordini di acquisto, fatture e documenti relativi a cicli di produzione e gestione dell’inventario.
  • Sistemi HR, che raccoglie dataset utili a misurare la capacità produttiva dell’organizzazione, come turni del personale, tassi di assenteismo e tempi di completamento dei task.

Abilitare la pianificazione integrata: l’importanza di un ecosistema cloud based

Una volta raccolti, i dati devono essere messi a fattor comune. Questo significa non solo omogeneizzare i flussi che ne permettono la fruizione, ma anche creare interfacce specifiche che consentano a tutti gli attori della catena del valore di visualizzare le informazioni (ciascuno quelle che gli competono, naturalmente) in maniera coerente e univoca.

Serve, in altre parole, che l’intera organizzazione riesca ad accedere a un’unica fonte di verità: se si vuole abilitare una vera pianificazione integrata, infatti, non ci si può più basare su sensazioni e interpretazioni basate su dati sparsi in Excel o su strumenti ad uso esclusivo di un reparto o un dipartimento. Occorre superare la logica dei silos e mettere a disposizione di tutte le funzioni informazioni centralizzate e condivise.

È chiaro che un approccio del genere comporta anche un ripensamento del modo in cui si orchestrano, si analizzano e si redistribuiscono i dataset. Parliamo di grandi moli di dati che non possono essere analizzate da una sola persona, anche perché richiedono l’adozione e l’utilizzo sistematico di algoritmi evoluti in grado di scovare, all’interno del patrimonio informativo raccolto, correlazioni tra fenomeni apparentemente scollegati.

Diventa quindi necessario dare vita a un vero e proprio ecosistema a cui facciano capo, senza soluzione di continuità, strumenti per raccogliere dati (IoT, MES, CRM, etc), immagazzinarli (per esempio, un data lake), analizzarli (algoritmi e agenti AI), e sintetizzarli (piattaforme di Business Intelligence) prima di restituirli ai singoli stakeholder.

Un ambiente di questo tipo presuppone capacità di storage, potenza di calcolo e scalabilità (oltre che livelli di sicurezza adeguati) che solo il cloud riesce a esprimere.

I vantaggi: cosa consente di ottenere la pianificazione integrata

Si tratta in ultima analisi di intraprendere un percorso trasformativo non semplice, ma che affrontato correttamente garantisce una serie di vantaggi misurabili. Qualche esempio?

Efficienza e ottimizzazione dei costi (Fare le cose meglio):

  • Manutenzione predittiva: Invece di riparare una macchina dopo il verificarsi di un malfunzionamento (approccio reattivo) o controllarla periodicamente (approccio preventivo), è possibile sfruttare i dati per costruire nell’ambito della pianificazione integrata modelli predittivi in grado di identificare le avvisaglie di un possibile guasto, riducendo i fermi macchina.
  • Ottimizzazione delle scorte: Analizzando i dati di vendita e produzione, diventa possibile evitare sia l’eccesso di scorte (costo) sia la rottura di stock (mancata vendita).
  • Efficienza Energetica: Studiando le serie statistiche relative ai consumi dei macchinari rispetto ai volumi prodotti si possono ridurre sensibilmente gli sprechi.

Miglioramento della qualità (Fare le cose giuste):

  • Controllo qualità predittivo: I sensori possono rilevare micro-variazioni nel processo produttivo (per esempio un leggero sbalzo di temperatura) che potrebbero portare a un output difettoso prima che il difetto sia visibile.
  • Root cause analysis: In presenza di un reclamo su un prodotto o un servizio, è possibile tracciare i dati relativi al lotto specifico (chi ci ha lavorato, da quale fornitore proveniva la materia prima, a che ora è stato processato) per identificare la causa della defaillance.

Resilienza e agilità (Reagire più velocemente):

  • Previsione della domanda: Incrociando i dati operativi con dati esterni (meteo, eventi, trend social), la supply chain può prepararsi a picchi o cali di domanda.
  • Rilevamento colli di bottiglia: Visualizzando l’intero processo (es. dall’ordine alla consegna) è possibile individuare i punti in cui si accumulano i ritardi e intervenire in modo mirato.

Creazione di nuovi modelli di business (Fare cose nuove):

  • Servitizzazione: Grazie all’IoT, un’azienda che produce macchinari può usare i dati operativi per vendere, anziché il semplice manufatto, il servizio fornito dal macchinario, garantendo con clausole di contratto specifiche livelli di prestazione, manutenzione ed efficienza.

La pianificazione integrata rappresenta quindi un vero abilitatore strategico per qualsiasi tipo di organizzazione, perché consente di trasformare i dati in decisioni rapide e informate.

D’altra parte, mettere in connessione persone, processi e tecnologie implica la capacità di costruire un modello operativo più resiliente, capace di adattarsi e reagire prontamente ai cambiamenti del mercato. Non si tratta solo di ottimizzare costi o migliorare l’efficienza, ma di ripensare l’intera catena del valore.

Ecco perché affidarsi a un partner come Qintesi, che mette a disposizione dei propri clienti soluzioni e metodologie ritagliate sui processi di business, significa maturare una visione condivisa e un unico patrimonio informativo accessibile a tutti gli stakeholder. E, in ultima analisi, generare vero vantaggio competitivo.

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